La ricetta della convivialità

Posso bere da sola un bicchiere di acqua fresca, voracemente a nutrire la sete, ma non un calice di vino.

Per il vino ho bisogno di convivialità, di lentezza, di amici, di amore, di significati. Nella mia forte mediterraneità un buon vino è importante quasi quanto l’acqua, ma si completa di significati, secondo il colore, il profumo e la densità.

Il viaggio del vino parte da un frutto solido e multiforme che continua il suo cammino cedendo generosamente il suo essere sino a diventare liquido; ma quanta strada dalla vigna, vicino vicino alla terra che, scaldandosi, abbraccia la vite permettendole di allungarsi sino alle spalliere più alte.

Tutto si racchiude nel bicchiere e, tenerlo in mano, ci porta a ritroso a trovare l’origine di ogni sfumatura, la somiglianza con le annate precedenti e a intuirne la discendenza. Proprio come le persone, nel lungo cammino della conoscenza, e, certe volte, come per certi vini, più ci si si incontra e più si ha voglia di incontrarsi.

La coniugazione della convivialità ha bisogno di pochi ingredienti, il cui incontro da luogo a ricette di atmosfere magiche, possibili solo con la vibrazione dei sensi.

Avremmo fatto a meno di questa solitudine per capire l’importanza della socialità, quella vera, quella reale, quella deputata ai luoghi di aggregazione e socializzazione perché un bicchiere di vino aiuta le persone a incontrarsi, magari intorno a un buon cibo, semplicemente, per essere insieme, più socievoli, disinibite ed empatiche.

E dove se non in Italia e magari in quell’isola chiamata Sardegna dove l’aria pulita dal vento e il sale di certi venti porta un po’ di libertà e di felicità come nuova aspettativa di vita rendendoci più generosi e paghi della fortuna di vivere. Dove, se non nella terra dei centenari con la ricetta di avere relazioni forti e stabili che aiuta a essere più longevi, oltre che felici.

Già nei loro volti è scritta la filosofia dove non è necessario comprendere la felicità, ma averla dentro come una compagna di viaggio che alcune volte si nasconde, anche a lungo, ma poi torna anche solo per un raggio di sole (e un bicchiere di vino).

Noi siamo andati a cercarla, la gente del vino. Viaggiamo intorno alla tavola per assaporare l’Italia del vino e del cibo regionale con la FIS; siamo arrivati all’ottava tappa di un viaggio intrapreso in piena pandemia, partiti dalla Campania siamo fermi in Emilia, e siamo pronti per proseguire verso nord, per poi tornare al sud, senza mancare piccole puntate sulle isole.

Molti viaggi con ONAV, partiti dalla festa della vendemmia con il rituale del lavaggio dei piedi per poi trovarci dentro il tino con qualcuno che proprio il rito non l’aveva seguito.

Nei canti delle donne con le ceste sulla testa e nei balli della spremitura, c’è tutto il sentimento di un mondo che corre sulle strade del vino, sino a visitare cantina per cantina le meravigliose DONNE DEL VINO.

Noi del Convento San Giuseppe collaboriamo con la più antica Enoteca Cagliaritana e con le Cantine del territorio per ottime degustazioni, tessendo una rete di aziende agricole, cantine, b&b e hotel, pescatori, pastori e mercati, per scoprire, raccontare e vivere l’enogastronomia e la cultura del nostro territorio. Vi aspettiamo.

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